Intervento sulle Comunità Energetiche del 20.03.2025
Con l’approvazione della direttiva RED II, l’obiettivo originario dell’Unione Europea era fare in modo che, nel 2030, l’energia usata proveniente da fonti rinnovabili fosse almeno pari al 32%.
Proprio nell’ottica di raggiungere questi traguardi, il nostro Stato si è impegnato ad elargire contributi volti a promuovere progetti locali incentrati sulla produzione di energia da fonti rinnovabili.
Elemento essenziale delle Comunità Energetiche (dette CER) è la produzione di energia in prossimità dei consumatori. Un esempio di produzione di energia è una scuola che, sul proprio tetto, installa un impianto fotovoltaico e condivide l’energia prodotta con i vicini che hanno scelto di far parte della stessa comunità di quartiere.
La mia posizione politica su questi temi è quindi, in linea di principio, favorevole: credo che la produzione di energia sostenibile porti molti benefici, sia ambientali che economici.
Allo stesso tempo, ritengo doveroso evidenziare che non vi sarà mai una concreta alternativa politica là dove i consiglieri eletti di una coalizione preferiscano elemosinare briciole di potere decisionale anziché farsi promotori di un reale cambiamento culturale, preparando e costruendo un’alternativa. È necessario ora ricordare il contesto politico consiliare in cui le CER sono proposte. La vita di questo consiglio è stata drammaticamente segnata da comportamenti gravemente lesivi della minoranza: ricordo l’eliminazione illegittima di punti all’ordine del giorno del consiglio comunale straordinario (tra cui l’interrogazione concert hall) e la necessità morale di uscire da questa sede nelle passate situazioni in cui l’intervento consiliare non veniva esercitato per il suo scopo d’indirizzo politico e in conformità agli obblighi di legge.
Ci tengo a sottolineare che mi disgusta qualsiasi politica basata sull’attacco personale, scevro da considerazioni d’interesse politico e pubblico; e qualsiasi lettura del diritto non costituzionalmente orientata e quindi privativa dei diritti di minoranza. Siedo in questo luogo come consigliere comunale grazie a 2.279 persone che hanno creduto in un metodo amministrativo differente.
Sono quindi rimasta inorridita quando l’appoggio dei consiglieri – eletti per mezzo della mia candidatura a sindaco – si è spostato; l’appoggio si è spostato dalla mia linea politica a quella della maggioranza, rinnegando lo stesso accordo trasversale che, sulle CER, era emerso in consiglio comunale: un accordo fondato su un metodo di pubblicità e trasparenza, lo stesso metodo che, peraltro, costituiva elemento fondante – a mezzo del bilancio partecipativo – del mio programma elettorale.
La mia linea politica chiedeva di rispettare la decisione consiliare e, conseguentemente, di realizzare una commissione per le CER (in conformità all’articolo 27 del nostro statuto). Una commissione, conseguentemente, soggetta a verbali e alla possibile partecipazione dei cittadini come uditori degli incontri.
Invece, tristemente, in sede di primo incontro, a dichiarare l’inutilità di questo metodo di lavoro – smentendo l’accordo consiliare – sono stati, prima ancora che i consiglieri di maggioranza, i colleghi consiglieri di minoranza, appoggiando così le basi del metodo di lavoro che ha portato alla proposta del presente punto all’ordine del giorno sulle CER.
Un metodo di lavoro da cui, fin da subito, mi dissociavo, come da dichiarazione al ChiariWeek dell’11 dicembre 2022, in cui affermavo: “È noto che le CER, per funzionare, abbiano bisogno di partecipazione e condivisione. La politica dovrebbe agire agevolando questo dialogo e non chiudendosi nel palazzo. Inutile citare Filippo Turati, che, ancor prima del riconoscimento formale di trasparenza della pubblica amministrazione, diceva: ‘dove un superiore pubblico interesse non imponga un momento segreto, la casa dell’amministrazione dovrebbe essere di vetro’”. Questo principio è oggi considerato parte della nostra Costituzione e non dovrebbe essere messo da parte nella vita della politica locale.
Si è adottato un metodo di lavoro che, fatto salvo l’incontro pubblico dovuto per la partecipazione al bando di Regione Lombardia di alcuni privati cittadini, ha escluso dalla sede amministrativa la cittadinanza e la minoranza politica da me rappresentata. La minoranza che mi piace non elemosina briciole, ma crede in un progetto politico trasparente e aperto; pertanto, fino al mio ultimo giorno in questo consiglio, continuerò con ferma determinazione a portare avanti, quale capogruppo di Rovato 2020 e rappresentante eletto dell’intera coalizione Rovato 2020, La Civica, Rovato Vale, una politica che i metodi non li considera inutili, ma strumento fondante del concetto stesso della nostra democrazia costituzionale.
I documenti presentati, necessari alle CER, non sono il frutto di un sano, trasparente e pubblico confronto politico.
I documenti presentano sicuramente numerosi elementi che, giuridicamente, meritano attenzione. Cito l’insana introduzione di un verbale non integrale ma per atto, a cui l’associazione viene sottoposta, o l’uso di termini non ben ponderati, come “cariche non obbligatorie”, che poi però assumono un ruolo importante, come il tesoriere (nella gestione dei rimborsi spese), o il consiglio direttivo che diviene, nel regolamento, “consiglio di amministrazione” (pag. 3 del regolamento), creando disomogeneità di termini tra statuto e regolamento interno.
La struttura giuridica proposta comporta che i soci che agiscono in nome e per conto dell’associazione potranno essere chiamati a rispondere con il proprio patrimonio, nella malaugurata ipotesi che l’associazione non sia in grado, in futuro, di far fronte ai propri obblighi economici (art. 38 c.c.). Si tratta del rischio, per tali associati, di pagare di tasca loro. Ben diversa, invece, sarebbe la situazione se l’impostazione fosse stata la costituzione di un’associazione riconosciuta e quindi in grado di non coinvolgere il patrimonio personale dei propri soci. Sicuramente quest’ultima diversa soluzione avrebbe rappresentato uno strumento di sviluppo delle CER, con contestuale maggiore tutela di tutti i suoi soci.
Intervento di Valentina Remonato in Consiglio Comunale del 20.03.2025